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E bì e bà. Canto e ballo sul tamburo nell'area napoletana
a cura di Mario Orabona

(erh022 - 2005)

In alcune zone del napoletano è radicata una particolare forma di canto che si sviluppa su un ostinato accompagnamento ritmico. La funzione di questa pratica musicale è accompagnare il ballo. I cantatori sul tamburo utilizzano un repertorio orale di testi in endecasillabi denominati canzoni. Questi componimenti non raccontano una “storia” ma evocano situazioni o esprimono sentimenti che possono essere tanto di natura amorosa, quanto di sdegno, invettiva, scherno, satira ecc. Quando è “recitata” al di fuori dell'esecuzione musicale, la canzone si presenta come una strofa unica, formata da un numero definito di versi. Quando le canzoni vengono “cantate sul tamburo”, più l’interprete è bravo, più il testo poetico si trasfigura, in virtù di procedimenti retorici (reiterazione ed amplificazione) ed elaborativi (interpolazioni e spezzature) che comportano una sua estemporanea ed irripetibile reinvenzione rispetto alla forma del modello recitato. Un tamburello (tammurrë) di grandi dimensioni è lo strumento che sostiene il canto nell’accompagnamento della danza. La pratica strumentale è caratterizzata da una complessità esecutiva sorprendente. Per l’alto grado di perizia musicale richiesta è riservata a pochi suonatori specializzati, costituenti una èlite di virtuosi. Cantare e ballare sul tamburo rappresenta ancora oggi, per ciò che rimane della popolazione di estrazione contadina, il momento espressivo culminante della festa religiosa. Ad esserne interessato è soprattutto l'istituto del pellegrinaggio, legato essenzialmente al culto mariano. In Campania vengono venerate varie immagini mariane, che rimandano alla storia specifica di singoli culti. I santuari mariani sono ancora oggi meta di un articolato itinerario di feste che interessano prevalentemente classi rurali e strati marginali della popolazione urbana e periferica napoletana. Gran parte dei materiali sonori contenuti in questo disco sono stati raccolti nel corso di una campagna di ricerca etnografica a carattere interdisciplinare, avviata insieme a Gabriele D’Ajello Caracciolo nel 1996, nell’area meridionale della provincia di Napoli, con l’obiettivo di documentare la tradizione coreutica e musicale esistente nel territorio. Il disco documenta questa esperienza di ricerca attraverso una modalità di rappresentazione sonora che, oltre alle esecuzioni musicali, comprende un montaggio dei racconti e i discorsi raccolti nel corso della ricerca, restituendo tracce dei paesaggi sonori attraversati. Alla documentazione sonora relativa alla campagna di ricerca, comprendente anche le registrazioni sul campo effettuate autonomamente nei primi anni novanta da Gabriele D’Ajello Caracciolo, si è aggiunto un ulteriore ciclo di registrazioni, tecnicamente più accurate, da cui sono state selezionate quelle esecuzioni che evidenziavano le peculiarità estetiche del genere e le capacità interpretative e comunicative di alcuni fra i virtuosi conosciuti nel corso di questi anni. Così ha preso forma un disco che si può definire di ricerca, nel senso che i materiali di una ricerca ne sono il contenuto, ma soprattutto perchè, fin dalla concezione, si è osato sperimentare creativamente una modalità originale di racconto e rappresentazione etnografico-musicale.
Allegato al Cd, un libretto di 60 pp. che contiene la trascrizione dei testi con la traduzione in italiano ed alcune note funzionali ad una migliore intelligibilità del racconto sonoro dei protagonisti. Una traduzione in lingua inglese del libretto è inoltre disponibile in rete, sul sito dell'editore.

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